Sembra proprio di assistere ad una partita di Risiko. Si tratta, invece, di un insieme di manovre finanziarie che il settore automobilistico si appresta a concludere per sopravvivere alla crisi economica, fardello del 2008/2009. Ecco che, in risposta alle grandi manovre Fiat, la Porsche ha deciso di fondersi con la Volkswagen. Vediamo di capirne di più.
La casa torinese procede per l’acquisizione della Chrysler, attende nuovi abboccamenti con i tedeschi per il dossier Opel e si dice interessata al marchio svedese Saab. Il gruppo automobilistico tedesco Porsche ha fatto sapere ieri, di volersi fondere con la Volkswagen, di cui è già azionista di maggioranza. Il risultato di questa delicata fusione sarebbe la nascita di un gruppo automobilistico di circa 6,5 milioni di unità prodotte, capace quindi di resistere alla pericolosa offensiva del colosso mondiale che nascerebbe da una possibile alleanza a tre tra Fiat-Chrysler e Opel.
Le ultime stime diffuse da Autofact parlano chiaro: insieme Porsche e Volkswagen avrebbero prodotto globalmente nel 2008 oltre 6,5 milioni di unità. L’annuncio, al termine di una riunione a Salisburgo, in Austria, alla quale hanno preso parte Wolfgang Porsche e Ferdinand Piech, comproprietari di Porsche, che attualmente detiene circa il 51% del capitale Volkswagen, maggiore industria automobilistica in Europa. I membri della famiglia proprietaria ”si sono pronunciati in favore della costituzione di un gruppo automobilistico integrato”, precisa il comunicato diffuso a Stoccarda, sede della Porsche. ”Sotto la direzione unitaria di una holding dovranno essere attivi nella struttura finale i dieci marchi, ciascuno dei quali manterrà la sua autonomia”.
Sono tutte strategie di “sopravvivenza” ben studiate. E già in passato molte case automobilistiche avevano capito che quella dell’alleanza era la strada giusta da percorrere per potenziare la loro forza sul mercato. Basta pensare ad esempio alla PSA, casa automobilistica francese che riunisce Peugeot e Citroen. I due marchi si sono fusi nel 1976, quando la Peugeot arrivò a possedere l’ 89,95% della Citroen, che era ormai in procinto di fallire. E come non ricordare l’alleanza tra Renault e Nissan? E’ il 1999: nasce una politica di riassetto del gruppo, con la creazione di piattaforme comuni a entrambi i marchi. Renault detiene il 44,4% di Nissan e Nissan il 15% di Renault. Successivamente, la casa francese decide di acquisire il 51 % della Dacia, per potere così competere nel mercato automobilistico della Romania.
Un settore automobilistico, quindi, sempre in fermento. Oggi, ancora più combattivo. Che sembra seguire quella strategia paragonabile all’arte di condurre le grandi operazioni belliche per ottenere opportunità di crescita dimensionale, geografica, produttiva e per generare costi e benefici.
Ti Piace il Journal? Diventa FAN su

-
Argomenti discussi
-
alfa
alonso
aprilia
audi
biaggi
biciclette
bmw
button
dovizioso
ducati
ferrari
fiat
ford
Formula 1
formula1
haga
hamilton
honda
lorenzo
massa
mclaren
mercedes
moto
motogp
Motor Show di Ginevra
nissan
parigi
peugeot
quantieventi
quantispot
red bull
renault
rossi
sbk
sicurezza
simoncelli
stoner
toyota
valentino rossi
vendite
vettel
video
volkswagen
Webber
yamaha







Segnalo solo una svista: la Saab e’ svedese.
Pingback: Peugeot si converte all’ibrido. | BNotizie Magazine
Pingback: Anche la Porsche 911 si “converte” all’ibrido | BNotizie Magazine
Pingback: Il gruppo PSA si rinnova con un occhio all’ambiente | BNotizie Magazine